Paralimpiadi Londra 2012

Fisioterapia, News, Olimpiadi Rio 2016

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Medagliere Paralimpiadi Londra 2012

Mancano pochi giorni all’inizio delle Olimpiadi di Rio, la cerimonia di apertura per noi sarà all’1.00 di sabato 6 agosto. Approfittiamone per rinfrescare la memoria sulla scorsa edizione, a Londra nel 2012. In Gran Bretagna l’Italia ha conquistato 28 medaglie: 8 oro, 9 argento e 11 bronzo, salendo sul podio delle prime 10 nazioni. Non da meno gli azzurri della squadra paralimpica che hanno portato a casa altre 28 medaglie

In attesa dell’inizio delle Olimpiadi di Rio, diamo uno sguardo al medagliere dei Giochi Paralimpici dell’edizione di Londra 2012.

Fisio Point è da anni in prima linea nel sostegno allo sport e alle persone che, con tanti sacrifici, si mettono alla prova raggiungendo importanti traguardi, sia personali che sportivi.

Un saluto a tutti i nostri amici sportivi e un grosso “in bocca al lupo” ai nuovi campioni!

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Combatti il Diabete con l’attività fisica

FisioPalestra, News

 

L’attività fisica e la dieta bilanciata possono ridurre il ricorso ai farmaci per il Diabete

Attualmente si contano 150 milioni di diabetici in tutto il mondo e si predice un aumento a 439 milioni nel 2030 con il 69% di casi nei paesi in via di sviluppo e il 20% di casi nei paesi sviluppati. 

La causa del diabete di tipo 2 è un deficit, per lo più parziale, della secrezione di insulina, associata a una resistenza dei tessuti periferici all’azione dell’insulina stessa. Si può intervenire diversi modi: terapia farmacologia, alimentare ed esercizio fisico.

Ma quale tipo di esercizio è migliore nel DM2? Da una prospettiva di stretto controllo glicemico (in particolare l’impatto sui livelli di HbA1c, non sembra esserci molta differenza nel beneficio.

Ciò significa che la modalità di esercizio scelto per migliorare il controllo glicemico può essere abbinato in base alle condizioni e le esigenze del paziente. Inoltre, l’allenamento della forza è stato svolto con minore frequenza (circa 2-3 volte a settimana), quindi questo potrebbe essere un intervento più facile da implementare in una popolazione sedentaria.

Ottima metodica sembrerebbe la combinazione dell’allenamento aerobico con quello contro resistenza. L’allenamento di resistenza ha benefici in termini di massa muscolare e di forza muscolare, mentre l’allenamento aerobico ha un impatto indipendente sulla resistenza cardiovascolare. Prima di strutturare, prescrivere l’esercizio fisico, e il programma di allenamento, il paziente dovrà sottoporsi a un’attenta valutazione medica ed appropriati esami diagnostici .

Ad oggi ci sono delle linee guida per la prescrizione dell’esercizio fisico nei soggetti diabetici che per la maggior parte provengono dalle società scientifiche nordamericane e sono state elaborate in più riprese dalla ADA in collaborazione con l’American College of Sport Medicine (ACSM).

Le linee guida di trattamenidrokinesi_003_290pxto variano nel loro approccio, ma la maggior parte delle agenzie suggeriscono che le persone con diabete di tipo 2 dovrebbero impegnarsi in 150 minuti di attività fisica aerobica da moderata a vigorosa a settimana, in 2-3 giorni di allenamento non consecutivi con i sovraccarichi eseguendo 1-3 serie da 10-15 ripetizioni con un carico che varia dal 60% al 70% del massimale (1RM), in 2-3 giorni di allenamento per la flessibilità (ACSM 2010).

LINEE GUIDA D.E.S.A.-A.N.A.I.D PER DIABETICI CHE FANNO ATTIVITÀ SPORTIVA

1.Tutte le persone che fanno uso di farmaci per il loro diabete dovrebbero sempre avere a portata di mano:

  • Cibi contenenti carboidrati ad azione veloce quando fanno esercizio fisico
  • Un documento di riconoscimento
  • Numeri telefonici utili in caso di bisogno.

 

2. Monitorare la glicemia sia prima sia dopo aver fatto esercizi dà una visione di quanto gli stessi influenzino i livelli di glucosio nel sangue. Questa è la chiave per praticare in sicurezza e capire quanto gli esercizi abbiano effetto sul controllo del diabete.

3. In caso di esercizi di lunga durata o intensità, dovrebbe essere assunto un extra di carboidrati per ripristinare il glicogeno speso.

4. Se non viene ridotta la dose di insulina è necessario fare uno spuntino prima degli esercizi oppure bere un drink contenente 10-15 gr di carboidrati ogni 30 minuti di attività fisica.

5. Se si è soggetti a episodi di ipoglicemia è opportuno consultare il proprio medico per ristabilire la dose di insulina pre-esercizio fisico.

6. Esercizi vigorosi dovrebbero essere evitati se l’ambiente è troppo caldo, umido, inquinato o freddo. Spesso la sensazione di avere troppo caldo o troppo freddo può essere confusa con segni e sintomi di ipoglicemia.

7. Per ridurre il rischio di danni, i diabetici dovrebbero avere il giusto equipaggiamento e scarpe sportive adatte.

8. Tutti gli allenamenti dovrebbero includere sessioni di riscaldamento e di defaticamento. Gli esercizi di stretching sono raccomandati per migliorare l’elasticità e prevenire danni.

9. Fare attenzione a certi farmaci che possono mascherare i sintomi dell’ipoglicemia.

10. Assicurarsi un’adeguata idratazione è importante. Per lunghi allenamenti (più di 40 minuti) si deve avere la possibilità di poter bere ancor prima di avvertire lo stimolo della sete.

11. Bisogna fermarsi se ci si sente svenire e se si avverte dolore oppure si rimane a corto di fiato.

Interventi di esercizio sono raccomandati nella maggior parte delle linee guida per il trattamento del DM2. Anche se la maggior parte delle linee guida suggeriscono una combinazione di allenamento aerobico e di resistenza, gli esatti benefici di tali interventi rimangono poco chiari.

Gli effetti benefici dell’attività fisica sulla salute e il benessere dell’individuo sono stati messi in evidenza da numerose osservazioni sperimentali e studi scientifici. Essi comprendono un miglioramento della composizione corporea e della sensibilità insulinica, una riduzione dell’aterogenicità del profilo lipidemico (aumento colesterolo HDL, diminuzione delle VLDL e delle LDL), della pressione arteriosa e del rischio di mortalità totale per cardiopatia coronarica e cerebropatia vascolare.

 

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7 casi in cui ricorrere alla fisioterapia

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La fisioterapia può risolvere molte patologie, grazie ai numerosi trattamenti che offre (dalla idrokinesi alla tecarterapia, dagli ultrasuoni alla ginnastica posturale).

Abbiamo identificato 7 condizioni che motivano il ricorso alla fisioterapia. Non si tratta di un elenco esaustivo, ma vi darà comunque l’idea di quante soluzioni offra questo campo:

 

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La fisioterapia può aiutarci a recuperare movimento e funzionalità dopo aver subito operazioni chirurgiche. Diverse terapie lavorano in questa direzione, tra cui l’idrokinesiterapia.

 

Fisioterapia, Stati post operatori, fisioterapia post operazione, cerchiaggio rotula, Osteoporosi, traumi ossei, preparazione atletica, rotula, serve la fisioterapiaProblematiche muscolari

Strappi, stiramenti, perdite di tono muscolare possono essere trattate con esercizi di idrokinesiterapia o di ginnastica posturale.

 

Fisioterapia, Stati post operatori, fisioterapia post operazione, cerchiaggio rotula, Osteoporosi, traumi ossei, preparazione atletica, rotula, serve la fisioterapiaProblemi di postura

Condizioni come la scoliosi possono essere prevenute o contenute con un’attività di ginnastica posturale.

 

Fisioterapia, Stati post operatori, fisioterapia post operazione, cerchiaggio rotula, Postura, Osteoporosi, traumi ossei, preparazione atletica, rotula, serve la fisioterapiaTraumi ossei

In caso di trauma osseo, la fisioterapia può aiutare sia a ridurre il dolore che a facilitare la ripresa della mobilità. La tecarterapia è indicata a questo scopo.

 

Fisioterapia, Stati post operatori, fisioterapia post operazione, cerchiaggio rotula, Postura, Osteoporosi, traumi ossei, preparazione atletica, rotula, serve la fisioterapiaOsteoporosi

È la più diffusa delle malattie ossee, e facilita il verificarsi di fratture. Anche in questo caso, la tecarterapia è il procedimento più indicato.

 

Fisioterapia, Stati post operatori, fisioterapia post operazione, cerchiaggio rotula, Postura, Osteoporosi, traumi ossei, preparazione atletica, rotula, serve la fisioterapiaPatologie articolari

Cervicalgie, lombalgie e dorsalgie possono essere molto dolorose e richiedono un giusto mix di terapie strumentali e ginnastica posturale.

Fisioterapia, Stati post operatori, fisioterapia post operazione, cerchiaggio rotula, Postura, Osteoporosi, traumi ossei, preparazione atletica, rotula, serve la fisioterapiaPreparazione atletica

Quando uno sportivo interrompe la sua attività a causa di un infortunio, il percorso di recupero deve essere seguito da un esperto, in grado di condurlo al pieno recupero.

 

Queste sono solo alcune delle condizioni in cui è giusto rivolgersi a un centro di fisioterapia specializzato. In caso di dubbio, è comunque utile chiedere una  valutazione per poter definire meglio le possibilità di terapia.

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Proteggi corpo e mente dall’invecchiamento con l’attività fisica

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Bruciare calorie favorisce la produzione di materia grigia nel cervello proteggendolo dal deterioramento

Anziani, articolazioni, bosu, capacità funzionali, Cardiopatia, Cardiopolmonare, diabete, equilibrio, Fit Senior, forza fisica, Ginnastica Anziani, ipertensione, Medical Fitness, obesità, propriocezione, recupero della propriocezione, invecchiamentoDa un recente studio dell’Università di Pittsburgh emerge che gli anziani che praticano una costante attività fisica preservano le proprie funzioni cognitive più dei loro coetanei meno attivi. 

Lo studio della School of Medicine è stato condotto su un campione di 876 persone entro i 65 anni con una valutazione iniziale delle funzioni cognitive, imaging volumetrico cerebrale e un’indagine sulle loro attività motorie. Le scansioni cerebrali hanno dimostrato che, a distanza di tempo, i soggetti che hanno praticato esercizio fisico costante nel tempo libero hanno registrato un aumento della materia grigia in molte aree del cervello.

James T. Becker, docente della facoltà di Psichiatria che ha condotto lo studio, sostiene che “Il dispendio energetico può essere correlato al rilascio del fattore neurotrofico cerebrale (BDNF), promuovendo la crescita e la differenziazione di nuovi neuroni nel cervello”. Secondo lo studio i benefici si registrano nei soggetti che hanno registrato un dispendio calorico del 25% e oltre, a prescindere dal tipo di attività svolta. Abitudini come la corsa e la camminata proteggono le strutture cerebrali anche in individui che presentano sintomi di declino mentale sia di lieve che di grave entità. In casi di patologie legate alla demenza, come l’Alzheimer, l’attività fisica potrebbe quindi ritardare l’insorgere dei sintomi, apportando benefici sia alle funzioni cerebrali che a quelle cardiache.

 

Fonte: J Alz Dis 2016
Kathryn Doyle
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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HIIT: l’allenamento ad alta intensità che fa dimagrire!

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Un allenamento regolare sulla resistenza influisce positivamente sul metabolismo energetico aerobico

Le linee guida della sanità pubblica consigliano a tutti di eseguire almeno 30-60 minuti di esercizio a intensità moderata per almeno 3 giorni a settimana. Vi è una notevole evidenza scientifica in merito ai miglioramenti ottenuti da chi ha uno stile di vita attivo, soprattutto in relazione alla prevenzione delle malattie croniche e dei casi di morte prematura.
Nonostante ciò, numerosi studi statistici hanno rilevato che la maggioranza degli adulti non tiene conto di queste linee guida, anzi, essi non si attengono neppure ai limiti minimi di attività suggerita.

Il motivo?
Mancanza di tempo!
Ebbene sì, il motivo principale non è la pigrizia ma l’effettiva mancanza di tempo, soprattutto per le persone che già si dividono tra lavoro e attività familiare.
Veniamo dunque al tema principale di questo articolo che mette in evidenza lo studio di un gruppo di ricercatori di due atenei, uno canadese e uno australiano1.
Lo studio focalizza le sue attenzioni sul cosiddetto HIIT, acronimo di High-Intensity Interval Training, in termini nostrani allenamento intermittente ad alta intensità.
Andiamo innanzitutto a vedere nello specifico in cosa consiste questo metodo.
Non esiste una vera e propria definizione di HIIT, ma è generalmente descrivibile come un allenamento formato da ripetute sessioni di esercizio intermittente, relativamente breve, dove lo sforzo è massimale o quasi (>90% VO2max).
Lo sforzo può durare da pochi secondi fino a diversi minuti, a seconda dell’intensità, ed essere composto di esercizi molteplici intervallati da pochi minuti di riposo (recupero passivo) o da esercizio fisico a bassa intensità (recupero attivo).
La resistenza del carico non sarà pesante come nell’allenamento della forza, ma sarà similare al carico di un’attività quale il ciclismo o la corsa, evitando di provocare un aumento dell’ipertrofia muscolare.

Lo studio
È appurato che un allenamento regolare sulla resistenza influisce positivamente sul metabolismo energetico aerobico con conseguente incremento dell’ossidazione degli acidi grassi.
Opinioni discordanti si hanno invece riguardo l’allenamento ad alta intensità, con una buona maggioranza a sostegno dell’idea che questo tipo di lavoro influenzi di meno il metabolismo ossidativo e la capacità di resistenza.
Lo studio qui in oggetto vuole “sfatare” questo mito, e attraverso una serie di evidenze i ricercatori sono riusciti a dimostrare che un buon volume di HIIT eseguito per almeno sei settimane è in grado di aumentare il massimo consumo di ossigeno e l’attività degli enzimi mitocondriali all’interno del muscolo scheletrico.
La prima scoperta riguarda l’adattamento del fisico al lavoro intenso: la prestazione fisica durante i lavori facenti affidamento al metabolismo aerobico è migliorata notevolmente nonostante la riduzione del volume di lavoro.
Vi è stato inoltre un aumento della capacità ossidativa del muscolo del 20% dopo 6 sessioni svolte in 2 settimane.
Infine in un ulteriore studio sono stati paragonati due gruppi di lavoro: il primo utilizzava un protocollo HIIT, il secondo un programma di pedalata continua al 65% del VO2max per 90-120 minuti. Il lavoro totale nelle due settimane è stato all’incirca di 2,5h per il primo gruppo (che aveva inoltre un volume inferiore del 10%) e di 10,5h per il secondo.
La sorpresa è stata che i due diversi tipi di lavoro hanno indotto adattamenti molto simili nella prestazione e nella capacità del muscolo di ossidare i grassi.

Da tener presente
L’HIIT non è proprio fruibile da tutti. È necessario precisare che gli studi sono stati effettuati su soggetti sani in totale assenza di patologie rilevanti. Spesso questo sistema viene totalmente escluso dai protocolli di lavoro in esercizio-terapia in quanto considerato pericoloso
Inoltre gran parte degli studi son basati su periodi relativamente brevi (fino a 6 settimane) e molte sfaccettature sono ancora da esaminare.

Concludendo
In persone giovani e sane l’High-Intensity Interval Training è una buona alternativa al classico lavoro di resistenza, con il vantaggio dei tempi ottimali di allenamento. Ovviamente tutto ciò va abbinato a un corretto lifestyle e una sana alimentazione, con adattamenti sempre differenti di soggetto in soggetto. Che dire, se ne avete la possibilità, provatelo e fateci sapere!

Dott. Donato Vigliarolo, Dott. Marco Macrì.

Fonti
1 Martin J. Gibala, Sean L. McGee
Exercise Metabolism Research Group, Department of Kinesiology, McMaster University, Hamilton, Ontario, Canada; Department of Physiology, University of Melbourne, Victoria, Australia


Stufi della sedentarietà dell’ufficio? Fatevi due passi a lavoro!

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Treadmill Desk - la scrivania tapis roulant

Treadmill Desk, la nuova scrivania nata per prevenire e ridurre i casi di obesità legati alla sedentarietà lavorativa.

Nell’era del Wellness si è alla costante ricerca dell’integrazione di attività motoria nei più vasti contesti, tra cui quello lavorativo. Negli USA la novità del momento è la cosiddetta “Treadmill Desk”, o in gergo nostrano la scrivania-tapis roulant. Questo macchinario, nato dall’idea di Nathan Edelson1 (brevettato nel 1993), nasce con lo scopo di prevenire e ridurre i casi di obesità legati alla sedentarietà lavorativa, prevenendo inoltre tutte le complicanze derivanti dalla stessa (diabete, ipertensione, cardiopatie, etc.).Nello specifico l’apparecchio è composto da un nastro trasportatore corredato di apposita scrivania sovrastante, che permette di ridurre le ore trascorse seduti e quindi i livelli di sedentarietà legati al lavoro.
Le ricerche effettuate in merito, ivi comprese quelle reciprocamente contrastanti, danno un esito comune: i livelli di fitness dei soggetti sottoposti ai test di utilizzo del macchinario sono aumentati, quelli di sedentarietà diminuiti e gli stessi soggetti sono diventati più propensi allo svolgimento di attività motoria.

E per quanto riguarda la sicurezza?
Ci sono ovviamente delle linee guida legate all’utilizzo della scrivania-tapis roulant. Sarebbe assurdo pensare, per esempio, che una persona possa passare tutte le ore del proprio turno di lavoro camminando.
Nello specifico le linee guida raccomandano di mantenere una velocità inferiore alle 2 miglia orarie (3.2 Km/h). Per quanto riguarda l’ergonomia, essa è studiata nel dettaglio dalle case produttrici con lo scopo di ridurre al minimo il rischio di infortuni e sono ovviamente presenti dispositivi di sicurezza come la clip “safety stop” da agganciare ai vestiti dell’impiegato.

Pro e Contro
Vi sono studi contrastanti riguardanti l’utilizzo dell’apparecchio. Fermo restando che i risultati sulla fitness globale sono soddisfacenti è ovvio che per alcuni soggetti l’utilizzo del macchinario può risultare complicato. Non tutti sono effettivamente in grado di camminare e leggere/lavorare contemporaneamente, specialmente chi non ha mai utilizzato un treadmill nemmeno in palestra. Peraltro l’utilizzo è sconsigliabile a chiunque abbia importanti problemi posturali, patologie periferiche (ad esempio il “piede diabetico”) e problemi cognitivi (giramenti di testa, vertigini).
In un recentissimo studio2 della Brigham Young University (Provo, Utah – Stati Uniti) è stato studiato l’effetto sulla produttività del lavoratore. In questa ricerca 69 lavoratori son stati divisi, 35 seduti e 34 utilizzando la scrivania-tapis roulant, e sottoposti a vari test cognitivi. Il sorprendente risultato è stato che non vi sono state significative differenze di efficienza tra i lavoratori seduti e quelli in movimento.
Un’ultima (non per importanza) variabile da considerare è il costo: queste apparecchiature non son proprio economiche. Una singola scrivania può costare dai 750$ ai 1500$, spesa sicuramente rilevante soprattutto per le piccole aziende.

Concludendo
È ancora troppo presto per dire che questa innovazione sia o meno la svolta nel prevenire la sedentarietà sul posto di lavoro, ma sicuramente la scienza si sta impegnando per focalizzare l’attenzione su quella che è ormai considerata la malattia del ventunesimo secolo.

Dott. Marco Macrì

Fonti
1 Edelson, Nathan (31 August 1987). “Hazards of Sitting Down on the Job”. The Wall Street Journal. https://en.wikipedia.org/wiki/Treadmill_desk

2 Slow walking on a treadmill desk does not negatively affect executive abilities: an examination of cognitive control, conflict adaptation, response inhibition, and post-error slowing. Larson MJ1, LeCheminant JD2, Carbine K1, Hill KR1, Christenson E2, Masterson T2, LeCheminant R2.
Immagine: http://goo.gl/qRpJVp