Ernia del disco - Fisio Point, Centro Fisioterapia a Roma

Ernia del disco

Testo di Claudio Paolacci

L’ernia del disco deriva da un processo degenerativo che comporta la fuoriuscita totale o parziale del nucleo polposo, dovuta alla rottura dell’anulus fibroso ovvero la parete esterna del disco. In genere la rottura avviene nella porzione posteriore del disco, e questa fuoriuscita andrà a creare una pressione sulle strutture nervose contenute nel canale midollare.

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Anatomia e fisiologia

Il disco intervertebrale è il protagonista di questo processo.
Questo è formato all’ 88% di acqua, ha un nucleo polposo al centro ed è contornato esternamente da un insieme di fasci fibrosi denominati “anulus”. Davanti all’anulus troviamo una struttura importante di contenimento, il legamento longitudinale posteriore.
Questa forma sferica e deformabile, consente al disco di modificare la sua forma, permettendo alla colonna i movimenti di flesso/estensione, scivolamenti e inclinazione senza che ci sia attrito fra le vertebre.
Un’altra funzione è quella di ammortizzare il carico sia in posizione eretta che da seduti.
Il disco durante la giornata, a causa del carico continuo, si disidrata, mentre durante la notte, in assenza di carico, si reidrata (recuperando anche qualche centimetro in altezza).
Come tutte le strutture anche il disco tenderà a invecchiare e a ridurre il suo spessore perdendo la funzione di ammortizzatore; allo stesso tempo riducendo il volume del nucleo polposo si avrà meno possibilità di avere un’ernia del disco.

Epidemiologia

I tratti della colonna maggiormente interessati sono quello cervicale e quello lombare mentre è più difficile riscontrare un’ernia dorsale. Questo è dovuto al fatto che queste prime due sono le zone con maggiore mobilità e soggette a maggiori pressioni e ad adattamenti del disco.
Nello specifico, l’ernia lombare si manifesta quasi 15 volte di più di un’ernia cervicale e le percentuali ci dicono che l’incidenza è maggiore nei maschi piuttosto che nelle donne.

Quali sono i tipi di ernia del disco?

Possiamo classificarle in due tipologie:


In base alla zona di erniazione o protrusione discale

  • Mediane: quando l’erniazione sarà verso la linea mediana
  • Paramediane: quando saranno poco deviate dalla linea mediana
  • Laterali: quando saranno distanti dalla linea mediana
  • Intraforaminali: quando interesseranno il forame di coniugazione
  • Extraforaminali: quando la rottura dell’anulus avverrà in un punto più laterale rispetto al forame di coniugazione

In base al grado di fuoriuscita del nucleo

  • ernia contenuta: l’anulus fibroso è rotto ma l’ernia è contenuta dal legamento longitudinale posteriore
  • ernia protrusa (da non confondere con la protrusione): è una vera e propria ernia con rottura sia dell’anulus che del legamento longitudinale posteriore. Il nucleo polposo prende direttamente contatto con le strutture nervose
  • ernia espulsa: il nucleo polposo perde completamente i rapporti con il disco
  • ernia migrata: il frammento di disco, libero nel canale, può migrare verso l’alto, basso o posteriormente

Quali sono le cause dell'ernia del disco?

La rottura dell’anulus fibroso è dovuto a un aumento delle pressioni sul disco che, dovendo organizzarsi nello spazio, continua a premere sulle fibre arrivando a romperle parzialmente (protrusione discale) o completamente (ernia).
Tra i fattori di rischio troviamo:

  • Sedentarietà
  • Sport estremi (sollevamento pesi, parkour…)
  • Sovrappeso
  • Microtraumi continui (guida su strade o mezzi inadeguati)
  • Postura scorretta
  • Fattori congeniti

Le radici più colpite sono, nel tratto lombare, L4-L5 e L5-S1, perché sono le uniche due vie di “scarico di tensione” che non hanno un’inserzione muscolare. Allo stesso modo nel tratto cervicale troviamo con maggior frequenza ernie dei metameri C5-C6 e C6-C7.
Quando vengono colpite altre radici è spesso dovuto a una causa degenerativa o da microtraumi costanti.

Quali sono i sintomi dell'ernia del disco?

Un’importante caratteristica delle ernie è che spesso risultano essere asintomatiche.
Il sintomo principale è il dolore accompagnato da formicolio temporaneo, che ha luogo al livello vertebrale implicato e segue il decorso del tronco nervoso interessato.
Se prolungata e trascurata, questa condizione può portare altri sintomi associati come la perdita dei riflessi e successivamente del tono muscolare, sempre nel territorio di pertinenza della radice colpita.
Una lombosciatalgia per esempio potrà portare formicolio e dolore riferiti nella zona del gluteo, che si irradiano lungo tutto il decorso del nervo sciatico, ovvero la porzione posteriore della coscia e gamba, fino al quinto dito del piede.
Una cervicobrachialgia è causata da ernie del tratto cervicale con sintomi che possono irradiarsi lungo tutto l’arto superiore fino alle dita.
Le ernie intraforaminali in genere colpiscono un solo emilato e sono le più fastidiose proprio perché vanno immediatamente a comprimere la radice nervosa. Quelle mediane invece possono colpire entrambi i lati.

Diagnosi dell'ernia del disco?

La diagnosi va sempre confermata con esami strumentali, la risonanza magnetica prima di tutti aiuterà a mostrarci, oltre al livello vertebrale implicato, anche il grado di infiammazione dei tessuti e i rapporti con le radici nervose. I test ortopedici non sempre sono attendibili, i più utilizzati sono il Lasegue (radici L5-S1) e il Wasserman (radici L3-L4) per il tratto lombare e il test di compressione radicolare di Spurling per il tratto cervicale.

Come si tratta l'ernia del disco?

Il trattamento conservativo risulta essere quello usato anche nella fase acuta del dolore con riposo, fisioterapia e farmaci.
Una volta superata la fase acuta il consiglio è di limitare quelli che sono i fattori di rischio che possono scatenare un’eventuale riacutizzarsi dell’infiammazione, ma soprattutto di svolgere l’esercizio fisico con personale qualificato.
Riequilibrare il nostro corpo e rinforzare la muscolatura, soprattutto del CORE e degli arti inferiori, dà sicuramente meno “lavoro” alla colonna nella gestione del carico e delle pressioni.
Le ernie del disco che invece non rispondono al trattamento conservativo possono necessitare di intervento chirurgico come la discectomia, la decompressione o anche la stabilizzazione vertebrale. Questa è l’ultima alternativa per creare sollievo, anche perché c’è un alto rischio di recidiva e, soprattutto negli interventi di stabilizzazione, c’è il rischio nel tempo di sviluppare un’ernia in un tratto della colonna superiore o inferiore a quello stabilizzato.

Come si previene l'ernia del disco

Come accennato in precedenza la prevenzione si basa sul concetto di preservare la corretta mobilità della colonna. Nello specifico:

  • Il core, i glutei, e l’intera muscolatura degli arti inferiori, vanno rieducati per essere funzionali alle esigenze del nostro corpo, che il paziente sia un atleta o una casalinga
  • Sono fondamentali stretching e mobilità articolare soprattutto della muscolatura posteriore della coscia
  • Ogni programma di lavoro deve preservare la flessibilità della colonna.
  • Bisogna imparare a sollevare nel modo corretto i pesi ed evitare movimenti veloci anche in torsione del busto
  • Condurre una sana alimentazione