Testo di Claudia Di Mauro

Un evento traumatico, una caduta, un movimento improvviso, possono essere la causa di lussazione della spalla.
Questa può avvenire però anche in soggetti che nascono con strutture capsulo-legamentose e tendini più lassi, predisponendoli a questo tipo di infortunio.

Che cos’è la lussazione della spalla?

Nel linguaggio medico, con il termine “lussazione” si definisce lo spostamento permanente delle superfici articolari l’una rispetto all’altra.
In questo caso si verifica quando la testa dell’omero fuoriesce totalmente dalla cavità glenoidea della scapola.
Mentre quando si parla di sub-lussazione ci si riferisce a una fuoriuscita parziale della testa dell’omero dalla sede articolare.

Brevi cenni di anatomia della spalla

La spalla è l’articolazione più mobile e complessa del corpo umano. Questa comprende varie componenti strutturali, tra cui 3 ossa (clavicola, scapola, omero), la capsula articolare, la cartilagine articolare, legamenti, tendini e muscoli (cuffia dei rotatori, deltoide).
Inoltre è costituita da ben 5 diverse articolazioni che ci consentono ampio raggio di movimento e sono:

  • sterno-clavicolare
  • acromion-claveare
  • gleno-omerale (anche scapolo-omerale)
  • scapolo-toracica
  • sotto-deltoidea

Perché la spalla si lussa?

Tra le articolazioni sopra citate, ci interesseremo maggiormente all’articolazione scapolo-omerale, che mette in rapporto i capi articolari della scapola (cavità glenoidea) e la testa dell’omero.

Il cingolo scapolare è una struttura di per sé instabile a causa della conformazione della glenoide superficiale, che si articola solo con una piccola parte della testa dell’omero: il rapporto è di circa 1/3 tra la superficie della testa omerale e quella della glena.

Di conseguenza le ridotte dimensioni della cavità rispetto alla testa omerale conferiscono alla spalla un’ampia libertà di movimento al prezzo di una minore stabilità.

Per questo quando la spalla è soggetta a un’intensa forza lesiva (come un colpo improvviso) può andare incontro a lussazione.
Tali condizioni si possono riscontrare a seguito di lesioni sportive da contatto o a seguito di un trauma causato da incidenti e/o cadute.

In caso di lussazione della spalla, anche i tessuti vicini all’articolazione, come legamenti e tendini, vasi e nervi, possono essere stirati o lacerati.

Tipi di lussazione

Conoscere la posizione dell’arto al momento del trauma è indispensabile per poter individuare la direzione della lussazione.

In base a questo distinguiamo 3 tipi di lussazione:

  • anteriore (la più frequente)
  • posteriore (movimento in intra-rotazione forzata)
  • inferiore (movimento in flessione forzata)

La lussazione anteriore è quasi sempre traumatica; la testa dell’omero è spinta anteriormente, e nel movimento può provocare danni alla capsula e ai legamenti accompagnati talvolta da lesioni della cartilagine articolare, dei vasi, delle ossa, della cute (in caso di lussazione esposta) e dei nervi.
Può avvenire contemporaneamente una frattura della testa omerale (lesione di Hill-Sachs), una lesione in cui si distacca il cercine glenoideo dalla cavità glenoidea (lesione di Bankart) o una lesione del labbro glenoideo (lesione SLAP).

Sintomi della lussazione

Questa condizione è visibile e palpabile: infatti la spalla appare fuori posto e deforme perdendo la sua caratteristica rotondità; inoltre la zona intorno all’articolazione può essere gonfia o contusa.
Si tratta di un infortunio piuttosto doloroso, nel quale il soggetto non riesce a spostare il braccio allontanandolo dal corpo.
Può provocare intorpidimento del muscolo che ricopre la spalla.

Trattamento della lussazione

In prima battuta viene generalmente eseguito un esame radiografico per confermare la diagnosi ed escludere la presenza di fratture.

Successivamente Il trattamento della lussazione scapolo-omerale prevede (al più presto) il riposizionamento dell’articolazione.
Questo avviene attraverso particolari manovre che devono essere eseguite da personale esperto, per non peggiorare la situazione. Spesso, si somministrano antidolorifici e/o un’iniezione di anestetico nell’articolazione per limitare il dolore.
Dopo l’intervento di riduzione il braccio verrà posizionato in rotazione interna con l’avambraccio aderente al corpo fissato tramite un tutore e mantenuto per due/quattro settimane.
Generalmente nel caso di un primo episodio la terapia è conservativa.
Molto importante sarà evitare nuovi episodi lussativi!
Per questo motivo, dopo un periodo di immobilizzazione si procede con un periodo di riabilitazione per ottenere un recupero articolare completo e un successivo rinforzo delle strutture muscolari.

Quando intervenire chirurgicamente

È necessario intervenire chirurgicamente se la lesione è grave o se ci troviamo di fronte un soggetto giovane che ha già subito diverse lussazioni della spalla.
In caso di lussazione recidivante, lo specialista può suggerire di ricorrere all’operazione per “stabilizzare” l’articolazione, per esempio attraverso riparazione artroscopica (se il danno è limitato a capsula e legamenti) o intervenendo a cielo aperto.
In fase di post intervento si indossa un tutore per circa 3 settimane, in seguito si può iniziare un percorso riabilitativo necessario per raggiungere il massimo recupero funzionale.
La prima fase si incentra su terapie fisiche e lavoro decontratturante sul cingolo scapolare, associato a mobilizzazioni passive/assistite effettuate dal fisioterapista.

In questa fase è possibile abbinare l’idrokinesiterapia dove, grazie alle favorevoli condizioni ambientali, è possibile sollecitare la spalla anche a 90° di elevazione e abduzione, consentendo un recupero più rapido.

Successivamente l’obiettivo è quello di recuperare completamente l’articolaritá, giungendo poi al rinforzo muscolare del braccio e di tutto il cingolo scapolare.


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