L’epicondilite, più generalmente definita “gomito del tennista”, è una condizione comune che colpisce circa 4-7 individui su 1000. Nonostante la sua frequenza elevata, le modalità di insorgenza e i meccanismi fisiopatologici, che sono alla base della sua comparsa, restano poco chiari.

Che cos’è l'epicondilite?

L’epicondilite è una entesopatia, una sofferenza della giunzione osteotendinea cioè dell’inserzione di un tendine o di un legamento col tessuto osseo, del tendine del muscolo estensore radiale breve del carpo.

Quali sono i sintomi dell'epicondilite?

La maggior parte dei pazienti presenta dolore laterale del gomito, solitamente irradiato lungo tutto il decorso del muscolo, che si aggrava se viene fatta resistenza in estensione delle dita e del polso. I sintomi possono durare dai 6 ai 24 mesi e presentano una completa risoluzione per il 90% dei pazienti entro un anno. L’insorgenza dei sintomi è spesso insidiosa e non è correlata a uno specifico evento traumatico.

Il dolore è esacerbato durante attività che prevedono di alzare dei pesi o mantenere il braccio in pronazione cioè con il palmo della mano rivolto in basso (a braccio esteso) o posteriormente (a braccio vicino al corpo).

Nonostante sia una condizione totalmente benigna, spesso è un processo autolimitante. Quando la patologia colpisce la mano dominante, c’è una correzione più forte tra l’intensità del dolore e il livello di stress.

Quali sono le cause dell'epicondilite?

Il processo patologico è meglio descritto come “una sindrome da sovraccarico dei muscoli estensori fino alla degenerazione dell’entesi del tendine dell’estensore radiale breve del carpo”. I cambiamenti istologici che avvengono in questi tessuti sono caratteristici di una tendinopatia degenerativa piuttosto che un vero e proprio processo infiammatorio.

Come trattarla?

Una varietà di scelte terapeutiche è raccomandata per il trattamento dell’epicondilite. Purtroppo, non ci sono ancora modalità terapeutiche universalmente accettate. Tuttavia, il trattamento dell’epicondilite ha solitamente cinque obbiettivi terapeutici:

  • Gestire il dolore al gomito
  • Preservare il movimento dell’arto interessato
  • Migliorare la forza e la resistenza della presa
  • Ripristinare la normale funzione dell’arto interessato
  • Prevenire un ulteriore deterioramento dell’entasi interessata dal processo patologico alla base dell’epicondilite.

Il trattamento conservativo rimane la prima strada da percorrere per la maggior parte dei pazienti con epicondilite e può risolvere significativamente l’epicondilite sintomatica nel 90% dei casi.

Questo di solito include:

  • La rieducazione della modalità di utilizzo del braccio
  • La fisioterapia
  • I farmaci anti-infiammatori non steroidei
  • L’utilizzo di un tutore
  • La terapia strumentale con tecarterapia, laserterapia, ultrasuono e onde d’urto.

La modifica dell’attività del braccio e la prevenzione del carico sono componenti essenziali per qualsiasi protocollo di trattamento. Ruotare il palmo verso l’alto durante il sollevamento, ed evitare esercizi che prevedono di portare il palmo verso il basso, può trasferire la forza dall’epicondilo laterale all’epicondilo mediale e contribuire ad alleviare il dolore laterale del gomito. L’educazione del paziente prevede evitare alcune attività che possono peggiorare la sintomatologia.

Il principio del R-I-S-O (riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione) può essere utile per alleviare il dolore nella fase iniziale.

Epicondilite e Fisioterapia

Per quanto concerne la Fisioterapia, sono raccomandate varie modalità terapeutiche. Le opzioni di trattamento tradizionali includono modalità elettroterapeutiche e non elettroterapeutiche, che mirano a migliorare la funzione e a ridurre il dolore allungando e rafforzando gli estensori del polso interessati. Recentemente, l’esercizio eccentrico è stato scelto gradualmente come un trattamento conservativo di prima linea che viene eseguito allungando l’unità muscolare con un carico applicato. Un terapista formato ed esperto ha il compito di costruire un percorso di lavoro adeguato alla sintomatologia, alle necessità del paziente somministrando programmi di lavoro e di carico con un dosaggio ottimale definito.

Studi recenti controllati dimostrano che i farmaci antinfiammatori non steroidei attuali sono efficaci entro quattro settimane nel trattamento dell’epicondilite. Non ci sono stati consensi sulla superiorità dei FANS orali rispetto a quelli topici nel controllo del dolore, sebbene i FANS orali possano causare effetti avversi gastrointestinali.

L’utilizzo di tutori che premono sui muscoli estensori dell’avambraccio inibiscono e disperdono lo stress sull’origine del muscolo interessato, facilitando così la sua auto-riparazione, il loro utilizzo durante le attività di vita quotidiana possono limitare l’estensione del polso e la tensione del tendine dell’estensore radiale breve del carpo, consentendo al tendine di guarire.

La terapia extracorporea a onde d’urto (ESWT) è una delle modalità di terapia fisica comunemente utilizzate per il trattamento delle epicondiliti. Il meccanismo dell’ESWT include la stimolazione diretta della guarigione, la neovascolarizzazione, gli effetti soppressivi diretti sui nocicettori e un meccanismo di iperstimolazione che agisce sul controllo del dolore.

L’utilizzo delle onde d’urto non può invertire la patologia ma migliorare i sintomi. Il loro utilizzo non è appropriato per le epicondiliti acute, ma è raccomandato quando i sintomi persistono per più di 6 mesi o quando altri trattamenti conservativi falliscono.

Trattamento chirurgico

L’intervento chirurgico può essere un’opzione per i pazienti con dolore persistente e disabilità che hanno fallito la gestione non operatoria appropriata.

Il numero di pazienti che richiedono un trattamento chirurgico è stimato tra il 4% e l’11%. Ci sono principalmente tre approcci chirurgici, vale a dire, aperto, percutaneo, e le tecniche artroscopiche. L’obbiettivo chirurgico è quello di rimuovere la parte degenerata dell’estensore radiale breve del carpo con o senza la riparazione del suo tendine.

L’intervento chirurgico è una opzione valutabile per i casi recalcitranti per i quali il trattamento conservativo non riesce a dare risultati soddisfacenti.

Prevenzione

Il rinforzo dei muscoli dell’avambraccio, del braccio e della spalla, è una forma di prevenzione valida per prevenire una degenerazione dei tendini soprattutto se si pratica sport di racchetta e non solo, o di contro si svolgono attività lavorative usuranti o sedentarie.

Per quanto riguarda lo sport, il corretto gesto tecnico e una preparazione fisica adeguata riduce il rischio di epicondilite. L’obiettivo è raggiungere un’adeguata coordinazione del corpo, un ottimale reclutamento della muscolatura delle gambe, del tronco e del braccio poiché sfruttando la muscolatura di altri segmenti del corpo, si riduce il sovraccarico del gomito e del polso.

Attività lavorative usuranti vanno a sovraccaricare i tendini delle braccia mentre un’attività lavorativa sedentaria pone il tendine in eccessivo scarico per cui anche una breve attività di carico maggiorata può determinare un fastidio nella zona laterale del gomito.

È importante costruire un trattamento di riabilitazione, sia per gestire una problematica di dolore e impotenza funzionale, sia per prevenire ulteriori patologie, GOMITO a GOMITO con un team specializzato di fisioterapisti e chinesiologi.

Testo di Chiara Gallo

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