Testo di Elisa Piccioni

Cos’è la propriocezione?


Hai mai sentito parlare di “propriocezione”? Termine complesso il cui significato va cercato nella parola stessa: “proprius” dal latino “appartenere a se stesso”. La propriocezione è definita come la capacità di percepire e riconoscere il proprio corpo nello spazio, senza ricorrere all’utilizzo della vista, sia durante il mantenimento di posture statiche che durante il movimento. È fondamentale per riuscire a stare in piedi, a muoversi nello spazio, per mantenere l’equilibrio o per evitare traumi. Per farti capire meglio, è grazie alla propriocezione che, salendo o scendendo le scale, riesci a posizionare bene il piede sul gradino o se riesci a fare canestro o a non cadere quando cammini su una superficie instabile come la spiaggia. Insomma, senza un buon controllo anche tutta la forza del mondo diventa inutile. Dopo traumi o interventi, per avere un ritorno a un’ottima qualità di vita, riabilitare la propriocezione è importante quanto recuperare la mobilità e il tono muscolare.

A cosa serve la propriocezione?

La propriocezione è il meccanismo che utilizza il corpo per capire dove si trova, in quale posizione e cosa deve fare per muoversi senza perdere l’equilibrio. Ci permette di adattarci a qualsiasi superficie d’appoggio dalla sabbia all’asfalto, dalla neve in discesa o in salita al brecciolino, e di non cadere. Grazie alla propriocezione ci muoviamo nello spazio senza dover guardare ogni segmento corporeo, come e dove si muove.

Come funziona la propriocezione?


Il funzionamento fisiologico della propriocezione è basato su un sistema complesso, senza entrare troppo nello specifico cerchiamo di capire insieme che strada percorre. I protagonisti del meccanismo propriocettivo sono:

  • Recettori sensibili al movimento articolare
  • Recettori cutanei
  • Fusi neuromuscolari
  • Organi tendinei di Golgi

I recettori, posizionati su tutto il nostro corpo, inviano una serie di informazioni su stato di tensione dei tendini, dei legamenti, delle capsule articolari, ai centri nervosi superiori tramite la sostanza bianca del midollo spinale. I centri nervosi elaborano queste informazioni e diventano coscienti della posizione del corpo e del suo spostamento se ci stiamo muovendo. In questo modo, a loro volta, inviano stimoli a muscoli, tendini, legamenti che muovono e correggono il corpo mantenendo l’equilibrio. Esistono, poi, anche i fusi neuromuscolari che si posizionano parallelamente alle fibre muscolari e registrano la contrazione o l’allungamento del muscolo stesso. Questi stimolano le cellule nervose che attivano il muscolo: quando il muscolo è sottoposto a un eccessivo allungamento (magari per non cadere), i fusi lo attivano per una contrazione riflessa che lo salvaguarda da lesioni. Al contrario, quando il muscolo è sottoposto a un’eccessiva contrazione, intervengono gli organi tendinei del Golgi che lo difendono con un allungamento riflesso. Fusi e organi tendinei leggono uno stato di tensione delle fibre e mandano info al sistema nervoso che risponde con stimoli di rilassamento.

È chiaro che la propriocezione si basa su un continuo scambio di informazioni, tra recettori e sistema nervoso centrale, e sulle azioni indotte che ci permettono in ogni momento di non cadere e non sentire dolore.

Cosa succede al sistema propriocettivo se subisco un trauma?


Questo sistema complesso funziona bene finché siamo in salute, ma, a volte, nonostante l’intelligenza del nostro corpo, subiamo dei traumi e ci facciamo male. Il trauma, infatti, è un evento che esce fuori dagli schemi fisiologici, quindi il meccanismo propriocettivo sarà alterato e le informazioni, elaborazioni e attivazioni, saranno diverse a quelle normali. Per capire meglio, con una distorsione di caviglia non riusciamo più a camminare sul piede che ci fa male e creiamo schemi motori di fuga dal dolore. Memorizziamo questi schemi e rimangono anche dopo la fisioterapia, quando quel dolore non c’è più. Per questo è importantissimo far capire al sistema nervoso che non c’è più motivo per fuggire dal dolore e quindi è fondamentale riabilitare la propriocezione.

Riabilitazione della propriocezione

La rieducazione propriocettiva serve a ristabilire il corretto meccanismo di raccolta e elaborazione delle informazioni, così da eliminare schemi alterati e tornare a sentire il nostro corpo come prima del trauma. Alla base della riabilitazione propriocettiva c’è sicuramente l’esigenza di dare continue informazioni al cervello, di allenarlo all’elaborazione e alla risposta muscolare. È fondamentale utilizzare superfici di appoggio diverse, che variano dal pavimento alle pedane propriocettive, sulle quali è possibile costruire un numero infinito di esercizi funzionali al nostro obiettivo. Ci si può lavorare in statica mantenendo l’equilibrio, in appoggio bi o monopodalico, a occhi aperti e poi chiusi, in dinamica costruendo percorsi su varie superfici, si possono creare stimoli esterni che distraggono dall’esercizio, come il lancio della palla. Insomma, spazio e fiducia alla fantasia del terapista.

La spiaggia nella riabilitazione propriocettiva

Ma cosa succede se durante le fasi finali della fisioterapia dobbiamo partire per le vacanze? Assolutamente non dobbiamo perdere i risultati ottenuti e dobbiamo continuare ad allenarci così da tornare a fare fisioterapia anche meglio di prima. La spiaggia si presta perfettamente per il nostro obiettivo! È una vera e propria palestra naturale. Pensiamoci bene, la sabbia rappresenta una superficie instabile e irregolare, proprio come le pedane che usiamo in fisioterapia, può essere sfruttata per un ottimo allenamento propriocettivo. La sabbia si modifica sotto i nostri piedi, crea un continuo flusso di informazioni tra i recettori e il sistema nervoso. Anche solo camminare è un ottimo esercizio: si può scegliere il bagnasciuga dove la sabbia è più compatta e sicura. O la sabbia asciutta, dove il lavoro diventa più intenso ed entra in gioco anche un buon reclutamento muscolare.

Esercizi per la propriocezione da fare sulla sabbia

Di seguito alcuni esempi di esercizi base da fare in spiaggia. Chiedi al tuo fisioterapista consigli su come allenarti durante le vacanze e se sono adatti a te.

Trasferimento di carico in statica

Posizionati in piedi sulla sabbia, con le gambe leggermente divaricate. Ora immagina di voler trasferire il tuo peso su diverse sezioni dei piedi: prima sulla punta e dita, poi talloni poi interno ed esterno piede. Puoi renderlo più difficile chiudendo gli occhi. Provalo, poi, prima solo con un piede e poi con l’altro e se sei molto bravo in un secondo momento escludi la vista.

Andature

Cammina sulla sabbia seguendo diversi schemi motori: camminata semplice concentrandoti sulle fasi di appoggio del piede, in avanti o indietro, laterale, sulle punte, sui talloni, sul margine mediale del piede e poi su quello laterale. Prova a ripetere le varie andature anche ad occhi chiusi, concentrati sulle informazioni provenienti dalla pianta dei piedi e non perdere l’equilibrio.

Marcia sul posto

Posizionati in piedi, porta le braccia estese avanti all’altezza delle spalle e inizia marciare sul posto. Puoi modificarlo provando a raccogliere più sabbia possibile chiudendo le dita dei piedi, così oltre ad allenare la propriocezione rinforzerai i muscoli della pianta. Quando ti senti sicuro, prova a chiudere gli occhi, concentrati sull’equilibrio e sul trasferimento di carico tra un piede e l’altro.

 

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