Testo di Sara Patarchi

Cos'è la pubalgia?

Il bacino, consistente nella parte finale del tronco e nel punto in cui si articolano gli arti inferiori, è formato da quattro ossa unite insieme

  • due ossa iliache
  • il sacro
  • il coccige (quest’ultime ne chiudono la parte posteriore).

Per quanto riguarda le ossa iliache, invece, esse costituiscono la parte laterale e anteriore del bacino e sono formate da tre parti su entrambi i lati:

  • ileo
  • ischio
  • pube

I due rami pubici, quello di destra e quello di sinistra, chiudono anteriormente il bacino, incontrandosi a livello della linea centrale e costituendo la sinfisi pubica. A livello del pube, si inseriscono i tendini di numerosi muscoli. Tra cui:

  • i muscoli addominali
  • i muscoli adduttori dell’anca, la cui funzione è quella di portare l’arto inferiore verso la linea mediana del corpo.

Con il termine pubalgia, si è soliti indicare un’infiammazione a carico dei tendini che arrivano alla zona del pube. A soffrirne di più sono gli sportivi, soprattutto i calciatori, ma anche i giocatori di rugby e i corridori. Ancora non è chiaro il motivo di tale infiammazione, ciò è dimostrato dal fatto che gli studiosi parlano di almeno 72 cause scatenanti. Non solo: di difficile individuazione è anche il muscolo colpito e, inoltre, spesso la sintomatologia cambia da una persona all’altra.

Cause principali della pubalgia

Secondo la maggior parte degli studiosi, esistono alcune cause più rilevanti di altre, che spesso sono associate insieme. Si tratta di patologie a carico di:

  •  Parete addominale, che interessa soprattutto la parte inferiore di tali muscoli, soprattutto gli obliqui e il trasverso dell’addome, e tutti gli elementi essenziali che si trovano in tale zona e che costituiscono il canale inguinale
  • Muscoli adduttori, soprattutto adduttore lungo e pettineo
  • Sinfisi pubica.

Non mancano però studi che mettono in relazione la patologia con altre problematiche come:

  • alterazioni della sinfisi pubica e delle ossa vicine
  • la presenza di piccole ernie inguinali
  • restrizioni nel passaggio di nervi che innervano la zona inguinale.

Sintomi della pubalgia

Anche la sintomatologia spesso non aiuta nella diagnosi: solo il 12% dei casi riporta un dolore esteso sia alla parte destra che alla parte sinistra. Il 40% dei casi riferisce un dolore nella regione degli adduttori dell’anca e solo il 6% dei casi riferisce dolore nella zona della parte inferiore dell’addome. Il dolore presenta intensità variabili: si passa dal semplice fastidio con un dolore di tipo progressivo, sino al dolore acuto già alla comparsa tale da compromettere la normale vita del paziente, causando incapacità a svolgere le attività quotidiane come la deambulazione, il vestirsi, la salita e la discesa delle scale. In alcuni casi, il dolore può estendersi fino a tutta la muscolatura addominale e adduttoria, fino ad arrivare agli organi genitali, creando dei possibili errori nell’individuare la patologia.

Diagnosi della pubalgia

Se si dovesse avvertire un dolore tipico, come descritto nei paragrafi precedenti, è bene consultare un medico o affidarsi a mani esperte. Per quanto riguarda gli esami diagnostici, che possono essere suggeriti, i più consueti sono:

  • un esame radiografico del bacino per evidenziare o escludere eventuali problemi ossei legati alla sinfisi pubica, problematiche legate all’articolazione coxofemorale o la presenza di artrosi. A tal fine è bene eseguire la radiografia in modo monopodalico alternato
  • un’ecografia qualora si sospettasse un’ernia inguinale
  • una risonanza magnetica che fornisce indicazioni più dettagliate sia sulla struttura ossea che sulle inserzioni tendinee.

Esercizi per la pubalgia

Una volta fatta la diagnosi, è importante seguire un iter fisioterapico. Dopo una prima fase antalgica e con la riduzione dell’infiammazione, l’obiettivo è allungare la muscolatura della gamba in primo luogo e poi di tutta la parte posteriore, grazie a un programma di rieducazione posturale globale.

In un secondo momento, si deve arrivare a rinforzare la muscolatura addominale e la muscolatura adduttoria. Molto importante, inoltre, è fare l’attenzione agli esercizi di equilibro e propriocezione.

Allungamento adduttori

Per quanto riguarda l’allungamento dei muscoli adduttori, si possono fare alcuni esercizi come:

  • seduti a terra con i glutei in appoggio al muro; gambe divaricate al massimo; braccia lungo i fianchi e mani in appoggio a terra. Mantenere la posizione per qualche minuto e contemporaneamente eseguire profonde inspirazioni ed espirazioni;
  • lo stesso esercizio può essere fatto con la schiena in appoggio a terra, le gambe a squadra verso l’alto e poi divaricate e le braccia lungo i fianchi. Mantenere la posizione per alcuni minuti e contemporaneamente eseguire delle profonde inspirazioni ed espirazioni;
  • sia dalla posizione seduta, sia dalla posizione sdraiata, con le gambe al muro o a terra, congiungere le piante dei piedi in posizione di farfallina e posizionare le braccia lungo i fianchi. Mantenere la posizione per alcuni minuti eseguendo degli esercizi di respirazione.

Rinforzo adduttori

Per quanto riguarda gli esercizi di rinforzo degli adduttori, si possono eseguire degli esercizi semplici e cauti con l’aiuto di una soft ball o una palla di spugna:

  • seduti su una sedia o sdraiati a terra con le gambe piegate e i piedi in appoggio, si può mettere la palla a livello delle ginocchia ed eseguire delle contrazioni stringendo la palla e rilasciandola.

Rinforzo addominali

Per quanto riguarda gli esercizi di rinforzo degli addominali, soprattutto il retto dell’addome:

  • stando sdraiati su una fit ball e partendo da posizione allungata degli addominali, si può contrarre questi muscoli, avvicinando il busto alle gambe e tornando lentamente alla posizione di partenza.

Propriocezione

Per quanto riguarda, invece, il lavoro di propriocezione ed equilibrio:

  • si può eseguire delle andature sulle punte o sui talloni; mantenere l’appoggio monopodalico per qualche secondo e alternare tra una gamba e l’altra;
  • inoltre, si possono usare delle tavolette propriocettive o allenarsi su superfici instabili.

Per una buona risoluzione della patologia, inoltre, è importante non perdere tempo pensando che il fastidio si risolverà da solo.

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