Testo di Elisa Sordi

Il conflitto femoro acetabolare, conosciuto anche come impingement femoro-acetabolare, è una condizione in cui si viene a creare un contatto diretto tra le ossa del femore e dell’acetabolo.

Condizione generalmente riscontrata nei giovani sportivi che, rispetto a individui sedentari, muovono l’articolazione dell’anca sperimentando anche range di movimento più ampi che sono quelli che evocano il dolore.

Quali sono le cause del conflitto femoro acetabolare

Gli sport che possono sollecitare il dolore sono:

  • ciclismo o equitazione (impingement passivo);
  • danza, arti marziali, calcio, pallavolo e simili (impingement attivo).

Se non trattata adeguatamente può portare all’insorgenza di un’artrosi precoce dell’anca.

Normalmente queste due ossa non vedono un contatto diretto, in quanto sono protette da uno strato di cartilagine articolare che impedisce la frizione.

L’anomalia strutturale va ricercata sia nel femore che nell’acetabolo, per cui si identificano 3 tipologie, in base al comportamento che svolgono le ossa.

Per questo abbiamo una sindrome da conflitto femoro-acetabolare di tipo:

  • PINCER, quando l’alterazione interessa l’acetabolo;
  • CAM, quando l’alterazione interessa la testa del femore;
  • MISTO, il più frequente, quando l’alterazione interessa entrambe le ossa.

Questo tipo di malformazione può essere dato dalla crescita, acquisito nel tempo oppure può essere congenito.

Quali sono i sintomi del conflitto femoro acetabolare

I sintomi più comuni riscontrati nel conflitto femoro acetabolare sono:

  • dolore all’inguine e al gluteo
  • rigidità articolare
  • difficoltà nei movimenti di flessione, adduzione e intrarotazione
  • difficoltà nel camminare correttamente (a causa del dolore)

Si mostra, inoltre, una notevole difficoltà nell’accavallare le gambe, considerando che le ossa in questo caso entrano in contatto.

Nelle prime fasi può essere difficile riconoscerlo: una diagnosi precoce, comunque, permette di intervenire tempestivamente e di evitare complicazioni come l’artrosi d’anca precoce.

Diagnosi del conflitto femoro acetabolare

La diagnosi del conflitto femoro-acetabolare viene effettuata attraverso:

L’ESAME OBIETTIVO

Prevede una serie di manovre diagnostiche, tra cui l’impingement test o  test di FADIR, acronimo di flessione, adduzione e intra-rotazione, è una valutazione clinica che permette una prima verifica efficace.

TEST DIAGNOSTICI

1) risonanza magnetica nucleare (RMN), permette di identificare la tipologia di impingement nello specifico e lo stato della cartilagine articolare;

2) radiografia dell’anca in posizione assiale e in proiezione antero-posteriore, invece, consente di verificare la riduzione della rima articolare e l’eventuale interessamento osseo.

La diagnostica per immagini ha un ruolo chiave nella diagnosi di conflitto femoro- acetabolare perché, fornendo immagini dettagliate dell’articolazione dell’anca, consentono di identificare eventuali anomalie scheletriche a livello articolare nonché possibili fenomeni degenerativi a carico della cartilagine articolare.

Cura e trattamento del conflitto femoro acetabolare

Il trattamento d’elezione del conflitto femoro acetabolare è l’intervento chirurgico: in preparazione a questo, possono essere svolti diversi esercizi di fisioterapia per controllare il dolore in vista dell’operazione e per mantenere una forza muscolare adeguata nel post-operatorio.

Il trattamento conservativo non elimina la possibilità del trattamento chirurgico, ma applicandolo in fase iniziale, migliora i sintomi e permette un recupero post-operatorio migliore e più veloce.

In genere si consigliano degli esercizi di fisioterapia e di allungamento per migliorare la qualità muscolare in:

  • flessione
  • adduzione
  • intrarotazione

In base ai risultati, si proseguirà la terapia con ulteriori esercizi, avendo cura di evitare le posizioni che causano il conflitto.

In tutti i casi elencati, è fondamentale intraprendere un percorso di fisioterapia, a seguito dell’operazione, per ripristinare correttamente il movimento: già durante la degenza ospedaliera il fisioterapista insegnerà al paziente gli esercizi, i movimenti corretti e quelli da evitare, per garantire un recupero ottimale e per prevenire complicazioni di sorta.

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