L’anca è un’enartrosi, cioè un’articolazione che si muove nei tre piani dello spazio ed esegue i movimenti di: flessione, estensione, rotazione interna, rotazione esterna, abduzione e adduzione.

In conseguenza a traumi (incidenti stradali, fratture), all’aumento dell’età (artrosi) o all’attività fisica l’articolazione dell’anca può più facilmente necessitare di una protesi.

Esistono numerosi tipi di protesi.

Quante tipologie di protesi ortopedica d’anca esistono?

Ci sono diversi tipi di intervento di protesi ortopedica, in particolare si parla di:

  • artroprotesi: sono costituite sia dalla parte femorale che da quella acetabolare, definite anche totali
  • endoprotesi: costituite solo dalla componente femorale, quindi da uno stelo che viene fissato nel canale midollare e da una sfera cefalica che va a sostituire la testa del femore. Le endoprotesi sono dette anche parziali. Le protesi di questo tipo più recenti sono costituite da due elementi separati. Esse vengono usate spesso nelle fratture sottocapitate del femore (quando si verificano in corrispondenza del collo del femore stesso), specialmente negli anziani, in quanto avendo lo svantaggio che la testa metallica col tempo può usurare l’osso a livello dell’acetabolo, non hanno una durata molto lunga

Sia le endoprotesi che le artroprotesi possono essere:

  • Cementate, quando la protesi è adesa all’osso tramite un collante che garantisce un’immediata stabilità. Per questo motivo viene utilizzata maggiormente nei pazienti osteoporotici, obesi, con metastasi nel canale o in quelli al di sopra dei 60 anni, in quanto consente un carico molto precoce

Non cementate, tale sistema di fissazione è possibile grazie all’esistenza di superfici protesiche rugose in grado di aderire perfettamente all’osso. L’osso, in quanto tessuto vivente, tende ad “integrare” e quindi a incorporare perfettamente l’impianto artificiale anche in caso di fissazione di una protesi d’anca non cementata. È usata maggiormente, in quanto anche se la stabilità tra l’interfaccia osso-metallo avviene dopo 15-20 giorni, per i giovani non c’è urgenza di rimetterli subito in piedi al contrario dell’anziano.

Quali sintomi prima della protesi all’anca?

Ci sono 4 segnali che indicano che un paziente potrebbe aver bisogno di una protesi d’anca:

  1. dolore all’anca o all’inguine
  2. rigidità
  3. test a una gamba positivo
  4. nessun sollievo ad altri trattamenti

Il dolore all’anca

Il dolore intorno all’anca o all’inguine è uno dei principali indicatori di un possibile problema sottostante all’articolazione.

In che modo si può manifestare il dolore all’anca?

  1. durante la deambulazione: se il dolore all’anca, o all’inguine, impedisce di camminare per distanze normali o di completare le solite attività quotidiane, è necessario chiedere una consulenza specialistica. È importante ricordare che questo parametro è strettamente personale e soggettivo ossia, per alcuni potrebbe voler dire non riuscire a raggiungere la cassetta della posta, per altri non riuscire a fare 2 km; tutto dipende dal proprio stile di vita e a ciò che si è abituati a fare di norma.

Chiedere un consulto è importante perché spesso si tende a compensare zoppicando o a fare affidamento su un bastone da passeggio o, peggio, ad abusare di antidolorifici solo per far fronte al dolore

2.durante l’esercizio: avvertire dolore durante o dopo l’esercizio fisico, che si tratti di jogging, nuoto o altre attività, può essere un segno di artrosi d’anca. Il dolore è solitamente localizzato tra l’anca e il ginocchio.

Se il dolore è più basso verso la caviglia, il problema potrebbe essere causato da problemi alla schiena

3.di notte: anche se il dolore all’anca rende difficile addormentarsi o interrompere il sonno più volte durante la notte, è il caso di consultare lo specialista.

Rigidità dell’anca

La difficoltà a mettere le scarpe o le calze è un segno comune di rigidità all’anca, soprattutto se è più difficile su un piede che sull’altro. A volte il paziente potrebbe anche avvertire uno schiocco durante tutto il movimento dell’anca.

Test ad una gamba per l’anca positivo

Un altro segnale è l’impossibilità del paziente a stare in piedi su una gamba per più di un minuto, anche con il supporto di una porta o del piano di un tavolo per non perdere l’equilibrio.

Ci sono, comunque, esercizi che il paziente può provare a casa per cercare di trarre beneficio, in termini di dolore all’anca. Per esempio, il paziente:

  • Sdraiato sulla schiena o seduto, riesce a portare il ginocchio al petto?
  • Sdraiato sulla schiena, riesce a spostare la gamba di lato senza muovere il tronco?
  • Seduto su una sedia, può posizionare la caviglia sul ginocchio opposto e lasciare che il ginocchio cada il più possibile?

Per ogni test, il paziente dovrebbe confrontare entrambi i lati del corpo e potrebbe trovare il test più facile da un lato che dall’altro e molte persone lo notano.

Nessun sollievo da altri trattamenti per il dolore all’anca

La maggior parte dei problemi all’anca può essere risolta senza una sostituzione completa dell’anca. L’ortopedico valuterà la gravità della situazione e sceglierà il percorso o la terapia più adatta, perché se il dolore all’anca non limita gravemente la vita quotidiana del paziente, o riesce a trovare sollievo da procedure alternative ed esercizi, probabilmente, la protesi non è ancora l’opzione giusta per lui. Tuttavia, se il paziente ha già tentato terapie conservative, forse, è giusto considerare un miglioramento della qualità della sua vita, il prima possibile.

Quando si effettua un intervento di endoprotesi d’anca?

Le cause che inducono a un intervento di endoprotesi d’anca sono:

  1. usura dell’anca dovuta a una postura scorretta
  2. anomalia di sviluppo
  3. fratture in prossimità articolare
  4. infezioni
  5. infiammazioni di origine non batterica (reumatismi, psoriasi)
  6. tumori
  7. necrosi della testa del femore a seguito di disturbi circolatori locali

Purtroppo la fisioterapia, i farmaci, le terapie fisiche o un intervento correttivo dell’articolazione non possono risolvere il problema in modo soddisfacente. Pertanto occorre intervenire per sostituire l’anca con un’articolazione artificiale (endoprotesi).

Quali sono gli accessi chirurgici per un impianto di endoprotesi d’anca?

L’impianto di endoprotesi d’anca può avvenire secondo diversi accessi chirurgici:

  • anteriore, è conosciuta dai pazienti come un’operazione mini invasiva, che quindi comporta meno trauma. Questa tecnica chirurgica si sta sviluppando negli ultimi anni soprattutto per la richiesta dei pazienti di un recupero più rapido nel post-operatorio.

La caratteristica principale dell’accesso anteriore all’anca è quella di non distaccare nessun tendine e di arrivare all’articolazione semplicemente divaricando i muscoli.
Questo si traduce in un recupero più rapido e meno doloroso nel post-operatorio per il paziente

  • postero-laterale, il più usato dai chirurghi ortopedici. Il paziente sarà adagiato su un fianco e dopo aver sollevato il medio gluteo, senza distaccarlo, si raggiunge l’articolazione grazie alla sezione dei tendini dei muscoli extra-rotatori che verranno al termine dell’intervento reinseriti.

Questo tipo di operazione ha il vantaggio che il chirurgo potrà avere una visione ottimale dell’articolazione, lavorando in maniera più agevole sia sul cotile che sul femore avendo, comunque, la possibilità di rispettare i tessuti molli grazie all’evoluzione della tecnica chirurgica

  • laterale diretto, è una tecnica che permette di accedere all’articolazione attraverso l’incisione del tessuto muscolare laterale della coscia, e il distacco parziale del tendine del medio gluteo. È una via di accesso ormai utilizzata da una percentuale ridotta di chirurghi ortopedici.

L’endoprotesi disponibili oggi hanno una durata di circa 15-20 anni. A seconda del tipo e dell’entità dei danni all’ anca, nonché dell’età e dello stato di salute del paziente, viene scelta la procedura operatoria opportuna e il tipo di protesi adatto.

La fisioterapia dopo l’intervento di endoprotesi d’anca

Dopo l’intervento di protesi d’anca la riabilitazione è di notevole importanza, perché permette di recuperare la piena autonomia e mobilità articolare.

La mobilità articolare, conosciuta anche come articolarità, è la capacità delle articolazioni di compiere movimenti ampi e liberi, senza alcun dolore o limitazione.

La fisioterapia dopo l’endoprotesi è essenziale in quanto permette di:

  • mantenere una corretta postura
  • sviluppare la forza di muscoli, tendini e articolazioni
  • stabilire un completo benessere fisico

La riabilitazione dopo l’intervento di endoprotesi d’anca può avere una durata variabile, dalle 8 alle 10 settimane. Le sedute con il fisioterapista possono avere una cadenza di 2-3 volte alla settimana, in base alle esigenze e alle specificità del singolo paziente.

Quali sono gli esercizi di riabilitazione dopo l’intervento di endoprotesi d’anca?

La riabilitazione dopo l’intervento di endoprotesi d’anca inizia già dopo 48 ore dall’operazione: in questa fase infatti possono essere eseguiti, ovviamente non in completa autonomia, dei cauti movimenti di estensione e flessione della caviglia e del ginocchio.

Successivamente, inizierà la riabilitazione vera e propria, che consisterà in diversi esercizi effettuati in queste prime giornate di degenza con la guida del fisioterapista.

I principali esercizi sono:

  • per il recupero dell’escursione articolare dell’anca operata, che possono essere sia attivi che passivi. Con il termine “escursione articolare” si indica la libertà di movimento di una specifica articolazione.
  • di ginnastica respiratoria
  • di rafforzamento dell’anca
  • di rieducazione al passo e propriocezione

È fondamentale ricordarsi che la riabilitazione ha un riscontro positivo non solo sullo stato di salute fisico, ma anche su quello mentale: è per questo che il recupero post-operatorio merita le giuste attenzioni e un costante impegno da parte del paziente per poter ritornare quanto prima a svolgere tutte le attività di vita quotidiana.

Testo di Elisa Sordi

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